4 Polverosi Ichnusa, dal 5 al 9 ottobre 2023 - da Civitavecchia a Napoli

Cesare, Danilo, Paolo e Alberto




Scrive Danilo:
Dovevamo essere in 5, Danilo, Cesare, Alberto, Paolo e Valerio.
Ma la mattina del 3 ottobre Valerio posta sulla lista WA un triste messaggio, non poteva più venire in quanto risultato positivo al covid … le ragioni e le preoccupazioni sull’evolversi dei sintomi hanno portato alla scelta, saggia, di non rischiare. Pertanto, si resta in 4, Paolo con la sua betina 2T, Io con il fido drz, Cesare con il dr350r e Alberto, che ha rispolverato il suo vecchio husqy 610 te.
Al porto incontriamo Kalo e signora che ci benedice prima dell’imbarco.
Prendiamo possesso delle cabine e ci mettiamo gli abiti civili per affrontare il lungo viaggio, si lungo, perché faremo scalo ad Arbatax, il che significa che lo sbarco a Civitavecchia subirà l’inevitabile ritardo di ben 2 ore. Sbarchiamo alle 11:30, tra una riffa e una raffa iniziamo a seguire la traccia alle 12:00.
Il programma prevede di percorrere circa 170km per arrivare nei pressi di Cottanello, agriturismo le colline. Dopo appena 20km, superiamo la cittadina di Tarquinia, nota per le necropoli etrusche, da lì l’asfalto diventa, prima stretto, poi rovinato, poi sparisce, siamo finalmente in offroad.
Temperatura ideale, ma la strada è secca e la polvere si presenta e ci accompagnerà in parecchi tratti del viaggio. La prima parte della traccia attraversa le campagne coltivate dell’alto lazio, superiamo il paesino di Monte Romano e il paesaggio cambia. La strada diventa più tecnica, le pendenze variano, la vegetazione è quella del bosco che circonda il fiume Mignone.
Una divertente mulattiera ci fa sbucare accanto la vecchia stazione di Monte romano, attiva dal 1928 al 1961. La traccia percorre un pezzo della vecchia ferrovia Civitavecchia-Orte.
Ci piace, e ci infiliamo in un tunnel, lungo 300mt, ed ecco la sorpresa, un muro di blocchetti chiude l’uscita e ci costringe a tornare indietro.
Per fortuna troviamo subito una variante che ci fa saltare l’intoppo. Sempre usando stradine bianche arriviamo al borgo di Blera in provincia di Viterbo. È ora di pranzo e la polvere stimola il bisogno di birra, sosta al bar vicino al museo dei butteri.

Abbiamo percorso appena 50km, sono le 14:00 e ce ne mancano 120. Dobbiamo andare più spediti. Ma non possiamo, perché dopo Blera inizia un pezzo di percorso da percorrere lentamente, ci sono i camminatori, la stradina è scavata nel tufo, costellata di tombe etrusche, che sbuca nella necropoli di Pian del Vescovo. Bellissimo.

Possiamo finalmente cambiare passo, Alberto passa a fare il navigator e io mi metto ultimo, attraversiamo il bosco a sud di Vetralla, poi quello a est e ci dirigiamo verso il lago di Vico. Al punto panoramico sul lago ci facciamo le foto, sono le 16:30 e mancano 70km per chiudere la tappa.
Arrivati nei pressi di Vignanello il paesaggio cambia repentinamente. Da prima la strada è costeggiata di curatissimi castagneti, oliveti, poi km di noccioleti a perita d’occhio. La strada è coperta di sassi bianchi che fanno sembrare le moto delle anguille, avete presente la sensazione di ruota bucata? Superiamo il paesino di Corchiano e la vegetazione torna ad essere varia e selvaggia. La traccia ci regala un paio di passaggi tecnici in mezzo a gole e tratti decisamente poco battuti.

Si torna sull’asfalto, sono le 17:30, mancano 40km all’agri, passiamo sotto l’autostrada del sole e imbuchiamo la flaminia, siamo in Umbria. Dopo 4km di delirio, con camion e auto che sfrecciano scartiamo a destra verso le colline di valle figliola. Il sole sta scendendo alle nostre spalle e fa sembrare tutto il verde cangiante.
Passiamo in stradine isolate strette e asfaltate, ma ci sta bene, la stanchezza comincia a farsi sentire. Superiamo la frazione di Calvi dell’Umbria e cominciamo a salire su quello che sarebbe stato il nostro ultimo pezzo di enduro. Nei pressi del santuario di monte San Pancrazio inizia un single in discesa, immerso nel bosco, che ci porta a un valico, Cesare e Alberto sono avanti. Al valico tra la vegetazione troviamo un cancello chiuso che ci blocca.
Cesare mi si avvicina e mi racconta di un cavo d’acciaio e dei bossoli di cartucce appesi al cancello… della serie, meglio non rompere le palle e cercare alternative.
Porcaccia la miseria, siamo a 10km dalla meta, sono le 18:30, la luce comincia a scemare e non è pensabile tornare indietro. Vabbè, forrogo la mappa e vedo un single che forse potrebbe portarci a riagganciare la traccia. Iniziamo il single nel bosco, bello, divertente e anche tostarazzu. Sali, scendi sgomma di qua sgomma di là, sbuchiamo in un pianoro cieco. Obbligatorio scassinare il cancello. Facciamo la trialera al contrario e mi avvicino al cancello. Dopo una più attenta analisi dell’ostacolo, scopriamo che il cancello è si chiuso con cavo d’acciaio, ma c’è un moschettone che permette di dipanare la matassa ed aprire il passo d’uomo. Fiuuuu, accumuliamo appena 30 min di ritardo sul programma. Siamo di nuovo nel Lazio a 6km dal confine Umbro.
Siamo gli unici ospiti dell’agri, il simpatico proprietario ci assegna due stanze in una struttura immersa tra 1500 piante di ulivo e con una vista sulle verdi colline di Cottanello. Doccia, lauta cena e nanna ci aspettano.

Seconda Tappa:

Messa in tasca la prima tappa ci accingiamo ad affrontare la seconda, che sulla carta è più lunga, si stimano circa 180km, ma considerato che siamo partiti alle 10:30, si spera di trovare il tempo per fare i turisti. Dopo appena 5km fatta benza a Cottanello si entra subito in modalità offroad. Prendiamo la strada bianca che sale ai Prati di Sopra. Ancora una volta il paesaggio cambia, il contesto è quello dei pascoli verdi, contornati da boschi con alberi imponenti e gruppetti di ricoveri in pietra usati dai pastori durante la transumanza. Scorrazziamo in mezzo a questi quadri bucolici, facendo una serie di fuoripista, godendo di un’arietta frizzante, contenti come bambini.
Si riscende per superare un valico 200mt di statale e si risale … la strada non è mai banale e richiede attenzione nella guida…ancora, si riscende fino a Porta Castellana e si risale fino a Maglianello Alto e poi ovviamente Maglianello Basso e via così fino a sud di Rieti dove ci facciamo una strana pista che fiancheggia la ss4bis con tanto di ponte in legno sul fiume. Purtroppo, dobbiamo entrare in galleria della ss4 e fare 8km di 4 corsie per arrivare a Cittaducale. Paesino storico con una bella piazza dove c’è un porticato con un invitante bar per birra e patatine. Si riparte, subito con salitoni fino a quota 980m e discesoni, passando da un prato all’altro o da un bosco all’altro, la vegetazione è sempre rigogliosa e le mucche sono bianco latte. Scendiamo nel paesino di Borgo Velino (470m.slm) e già capisco quale sarà la prossima sgroppata, guardando a est si scorge il gruppo montuoso di Monte Nuria (1700m.slm) La traccia indica una scala e in pochi km siamo a oltre 1200 mt di quota. Attraversiamo l’altopiano del castello di Piscignola (un rudere avvolto dalla vegetazione) e cominciamo a scendere repentinamente, sempre con le braccia tese, possibilmente in piedi e le ruote “bucate”. Alle 14:00 sbuchiamo a Rocca di Corno, sulla SS17. Paolo entra in riserva e Cesare ha la solita crisi glicemica cronica. Ci serve benza e un bar.
Tutti a cercare un distributore su maps. Chi propone a dx chi a sx il distributore più vicino è a 11km ad Antrodoco, pochi km oltre Borgo Velino, in sostanza ci tocca tornare indietro.
Nel baretto di Antrodoco facciamo conoscenza con uno zietto di 82 anni. Gambe muscolose e piglio da ventenne. Ci racconta che ogni giorno percorre tra i 10 e i 15km nei sentieri della zona accompagnato dal suo cagnetto.

Sono le 14:45 e abbiamo ancora tanto enduro da macinare.
Riprendiamo la traccia e cominciamo la salita verso il pezzo forte della tappa.
Uno stradello di montagna con una serie di tornanti ci porta repentinamente in quota a 1300mt. La traccia su gps mostra una retta, della serie, si deve andare da qui A a B in qualche modo, improvvisate.
Prendiamo un single su un costone che si rivelerà la scelta giusta. Giungiamo nel mezzo della piana del Lago Cornino e ci facciamo l’ennesimo fuoripista. Ogni uno di noi interpreta a modo suo la traiettoria.
Altro scavallo, superiamo un pezzo di bosco e ci fermiamo tutti basiti ad ammirare un mare verde che supera l’orizzonte, è l’immenso altopiano di Rascino. Qui e là si vedono le strutture in pietra usate dai pastori durante la transumanza. Ci dovrebbe essere anche un lago, lago di Rascino appunto, ma è asciutto e quindi il verde dei prati è ancora più accecante. Ci immergiamo nel verde e puntiamo a est, costeggiando il confine Lazio Abruzzo. Il percorso è divertente, ho recuperato la porzione di traccia da una cavalcata di un motoclub dell’Aquila, che dista poche decine di km. Cesare e Alberto sono avanti, io chiudo e Paolo è pochi metri avanti a me. Imbocchiamo a scendere una strada sassosa e ripida con tornanti stretti, cerco di stare in piedi e seguire le battute delle curve, Paolo opta per traiettorie lineari, ma in un taglio incontra un gradone con mega sasso che gli fa perdere il controllo dell’anteriore cadendo sul fianco sinistro. Botta spalla, muscolo in zona deltoide stirato, radiatore sinistro piegato e il tubo che lo collega al destro è strozzato.
Ci fermiamo e con corde leve, braccia e gambe, diamo una raddrizzata al tutto eliminando la strozzatura, la moto torna operativa, Paolo meno. Il dolore al braccio-spalla comincia a pungere. Mancano 25km di traccia per chiudere la tappa ma preferiamo impostare maps per arrivare all’hotel, che dista pochi km dal paese di Pereto, punto di inizio della terza tappa. Dopo cena, Paolo si droga e si impomata per bene la parte dolente, rimandando alla mattina seguente la valutazione finale del danno fisico.



TERZA TAPPA:


La mattina del 7 ottobre il sole splende e la temperatura è perfetta per endurare.
Paolo individua il movimento che provoca il dolore e decide di provare a salire in moto, cercando di evitare quella mossa. La guida in piedi è la prediletta mentre spingere in avanti il manubrio ohia!
Raggiungiamo il paese di Pereto e cerchiamo il bar del paese, non per fare un'altra colazione ma per pagare il pedaggio, esatto, avete capito bene, per accedere ai percorsi sui loro monti si versa una tassa di 5 euro a moto.
Espletiamo la pratica e ci mettiamo in traccia. Percorriamo decine di km a 1400 m.slm estasiati dal paesaggio, divertiti dal percorso. La traccia è un canovaccio, scorrazziamo a destra e a manca tra boschi, prati, buche di fango secco, strappi su pietre, il paradiso dell’endurista esiste, ed è in Abruzzo. Ma, come spesso accade, dal sogno ti devi svegliare. Alberto si ferma lungo la strada su uno dei prati, poco distante da Campo Rotondo. Non per fare foto, ma per raccogliere la pedana destra, persa a causa di rottura dei bulloni che la fissano al telaio. Sono le 12:15, di sabato, siamo a casa di dio e non è il massimo per cercare un’officina o un fabbro, e comunque prima bisogna tornare in sella. Cerchiamo inutilmente di schiodare almeno uno dei due bulloni spezzati, poi optiamo per bullonare e legare la pedana al foro del telaio utile per un potenziale cavalletto centrale. Si riparte alle 13:00 è ora della pappa e deviamo per la stazione sciistica di Campo Rotondo dove becchiamo un ristorante aperto.
Li ho capito perché la pedana doveva cadere. È un segno del destino. Preambolo, la sera prima nel risto dell’hotel abbiamo chiesto di mangiare arrosticini, ma un gruppo di clienti ne ha ordinato 90 e noi ci siamo attaccati al tram. Ma ora possiamo rifarci, è l’unica occasione di ingozzarci di arrosticini abruzzesi…. Ce ne sbaffiamo 13 a testa … Il boss del risto ci indica un fabbro che vende legna e abita accanto all’officina, situato all’ingresso del paesino di Cappadocia, 8km più a valle. Non è di strada, ma abbiamo poca scelta decidiamo di provare. Arrivati sul posto chiamiamo al cellulare indicato dell’insegna, purtroppo però non risponde. Pochi metri più avanti risulta esserci una falegnameria, che ci costa provare. I tipi sono aperti e stanno per chiudere, spieghiamo ma dichiarano di non poterci aiutare, mossi a compassione ci prestano una saldatrice. Io e Cesare ci cimentiamo con maschera ed elettrodi saldando la pedana al telaio. Ringraziamo i generosi falegnami e torniamo su a riprendere la traccia.
Sono passate le 16:00 e siamo appena a metà strada. Dobbiamo arrivare ad un’agri che si trova a sud di Sora in piena Ciociaria.
Dobbiamo tagliare, attraversiamo il bosco sopra il santuario di Vallepietra e salto il primo tratto che passa nel fondo valle. Scendiamo spediti fino a Vallepietra. L’idea è di arrivare almeno agli altipiani di Arcinazzo e da lì asfalto passando per Fiuggi etc etc. La traccia indica una mula che fa da bretella tagliando per i monti, la imbocchiamo e dopo pochi metri ci troviamo a smadonnare cercando di non mollare il gas, pena, non riparti. Mentre salgo trovo Alberto che scavava solchi con la moto ferma, lo supero. Più avanti trovo Paolo e Cesare fermi a riposare. Aspettiamo Alberto che riesce in qualche modo a rimettere la moto in tiro. Manca ancora un'altra metà e siamo fuori, vado avanti, ma la strada è sempre peggio e davanti a una rampa minacciosa mi fermo e decido che non è il caso di rischiare. Giriamo le moto e aspettiamo Alberto. Anche stavolta arriva ma ha la gamba destra a penzoloni, pensiamo, che strano modo di guidare.
Noooooh! La pedana saldata e risaltata. Scendiamo a fatica e torniamo sulla SP193. Maps dice che mancano 60km per arrivare all’agri.
Coscienti che arriveremo al buio, ci copriamo meglio e ci incamminiamo. Alberto riesce a guidare poggiando lo stivale sul paramotore.
È sabato sera e domani è domenica, l’ottimismo scarseggia. Superato il paesino di Pitocco becchiamo un distributore con annesso un gommista aperto, sono le 18:30, perché non provare a chiedere aiuto? Alberto ci prova, mostra il problema al boss che gli risponde positivamente, proviamo a togliere i bulloni rotti. Miracolosamente uno dei due bulloni viene fuori. Riusciamo a montare la pedana con un bullone nuovo e con del filo di ferro evitiamo che la pedana ruoti, sembra tenere. Ancora una volta nessuno vuole compenso per l’aiuto elargito, la gente dei monti è fantastica. Alle 20:00 siamo all’agriturismo La Torretta poco distante da Arpino. Anche questo agri soddisfa a pieno le nostre aspettative, spartano come noi, buono cibo, economicissimo, gestito da gente cordiale e simpatica. 45 euro a testa con la mezza pensione.




Quarta Tappa:


Alle 10:30 della domenica siamo di nuovo in sella, evitiamo di tornare indietro per prendere la traccia dall’inizio e andiamo a fare i turisti, visitando torre Cicerone, famosa per il portale a sesto acuto di accesso, nelle mura che cingono Civitavecchia di Arpino. Dopo aver rifornito torniamo in traccia all’altezza di Atina Inferiore. Pochi km della via francigena e ci tuffiamo nei monti della bassa Ciociaria.
Il paesaggio cambia ancora, il percorso è a tratti veloce altri più tecnico, non manca qualche single che richiede attenzione, le quote sono più basse, non superiamo mai i 900mt. Tra i boschi ogni tanto compaiono scorci lunari, con delle sequenze di guglie bianche create dalla pioggia che dilava la calce dei monti. Arriviamo a Sant’Elia Fiumerapido e Alberto e Cesare lamentano carenza alimentare, sono le 13:00 cerchiamo un baretto ma troviamo una trattoria.
25 euro menù di mare …. Buonissimo ma tardano a portarci il fritto di calamari, morale, ripartiamo alle 15:10. Ancora una volta ci tocca recuperare.
Ci mancano 110km per arrivare in Campania sul lago Matese, ma prima dobbiamo uscire dal Lazio e attraversare il tratto in Molise.
Si riprende a percorrere stradine bianche di montagna raccordate da single e mulattiere, in mezzo a una vegetazione rigogliosa. Viaggiamo spediti e la pedana di Alberto sembra reggere. Arrivati nel borgo di Ciorlano ci troviamo a percorrere stradine larghe poco più di un metro e scendere scale. Incontro una vecchietta seduta sull’uscio di casa e chiedo come fare per uscire da quel dedalo… Lei, candidamente mi indica le scale, io salgo sulle pedane e scendo. Gli altri faranno un'altra strada ma sempre con gradini. Un breve tratto di asfalto ci porta a un altro micro-paese, Prata Sannita. Sono avanti seguito da Paolo. Superiamo un vecchio ponte romano e ci troviamo su una mula in salita con il fondo di pietre grosse. Capisco subito che va tenuto il gas aperto. Il drz riesce a portarmi fuori, aspetto qualche minuto e arriva Paolo, subito pensiamo a come avrebbe fatto Alberto con quella gomma posteriore.
Non sentiamo rumori di moto, chiamiamo Cesare fermo da qualche parte, anche lui in attesa di Alby, mentre parla al telefono lo sente arrivare e gli passa accanto. Bhe! test pedana mono bullone superato. Andiamo avanti, siamo in Campania e stiamo percorrendo una traccia tratta da una moto cavalcata Casertana, 25km dal Lago Matese. Ci sono ancora le fettucce che marcano il percorso. Bivio hard soft, nella traccia c’è l’hard, sono passate le 18:00 c’è ancora luce e il tratto, è lungo “appena” 650mt, parto e mi infilo nel single. L’appellativo hard è azzeccato, ma in un contesto di moto scarica e più riposati non lo avrei sofferto tanto. Prendo un masso con la pedana destra, che cerca di buttarmi a sinistra fuori dal single, riesco a tenere la moto e inizio il giochino “la tengo, la tengo”… Paolo riesce darmi una mano evitando così di poggiare la moto a terra. Vado avanti a piedi per capire se se ne esce. Valutiamo che si può fare. Riparto e poco dopo l’anteriore mi si infila tra due massi e stavolta “non la tengo più”, tiro su la moto proseguo. Riesco ad uscirne.
Alberto deve sudare ma poi tutti riescono a uscirne. Arriviamo al paesino di Valle Agricola, che dista 15km dal lago ma per arrivarci occorre passare in stradine da boscaioli.

L’alternativa è maps che propone 45km di asfalto. Convinco gli altri, a fatica, di seguirmi nel bosco. Ci infiliamo giubbotto e kway e ripartiamo per fare la nostra mini-notturna. La strada si intuisce appena ma c’è. Anche Paolo in una rampetta poggia la moto a terra e Alberto non ha trazione, se sale di giri. Arriviamo al lago alle 20:00, nessuno ha campo e quindi non riusciamo a chiamare il tizio della nanna. Ci spostiamo e Cesare riesce a chiamare, ma scopriamo che la località dell’alloggio proposto è nella valle accanto, troppo lontano. Decidiamo di raggiungere il paese di San Gregorio Matese 11km a valle del lago omonimo. Mentre tutti si prodigavano alla ricerca di un giaciglio, Alberto chiede al bar e recupera un tal Antonio che ci propone la casa che ha nel centro storico e che affitta a turisti. Siamo salvi. Doccia e cena a base di pizza nella piazzetta del paese. Ma la moto di Alberto ha seri problemi di frizione, tutto sembra indicare che sia bruciata. Andiamo a nanna con l’intento di verificare i danni dopo la colazione del lunedì mattina.





Ultimo Giorgno:


La mattina di lunedì 9 ottobre ci svegliamo rilassati sismo coscienti che l’avventura volge al termine. Alberto conferma che la frizione è andata e decide di appendere protezioni e stivali sulla moto e andare diretto a Napoli, chiedendoci di completare il 45km di traccia previsti per la sola mattina, alle 17 dobbiamo essere al porto. Ma noi rifiutiamo e lo scortiamo su asfalto verso Caserta. Anche con la frizione bruciata Alberto riesce a tenere una andatura sopra i 60 orari, solo nelle salite fatica ma arranca.

Arriviamo a Caserta e decidiamo di visitare Caserta Vecchia, piccolo borgo sdraiato sulle colline sopra la reggia. Il borghetto si rivela molto carino e meritevole delle nostre attenzioni, ma soprattutto è pieno di osterie e Cesare e Alberto hanno sempre fame. Altro menù turistico da 25 euro comprensivo di tutto il percorso, compreso dolce e amaro… il cibo è tanto che non riusciamo a farlo fuori e una parte diventerà la cena in nave. 35km ci separano da caronte per tornare nella nostra isoletta. Sembra cosa fatta ma Napoli e dintorni non sono “normali”, diciamo che abbiamo fatto dell’enduro urbano.

Il traffico è una follia, le auto, le moto e le bici in strada non hanno nessun limite nel fare manovre azzardate, ad un certo punto davanti a Cesare è spuntata una moto in contromano che lo costringe ad una manovra di scanso, successivamente ad un incrocio vicino al porto Paolo si avvicina e dice; bisogna andare a dx e invece il flusso delle auto andava da entrambe le parti per cui decidiamo di andare a sx nella corsia del bus .. incredibile, sembrava un film dell’orrore.. Alle 17:30 siamo sulla nave è davvero finita, stanchi con addosso gli ultimi indumenti utili ma soddisfatti e felici. Il clima è stato perfetto, il percorso bellissimo, abbiamo speso pochissimo, la gente ci ha sempre accolto col sorriso.
Che altro dire? Da rifare assolutamente.








Scrive Cesare:
l’avventura è iniziata qualche giorno prima della partenza, ero convinto che la moto fosse pronta, assicurazione fatta, cambio la gomma anteriore che era troppo datata ed ero convinto che le mousse anche se vecchie avrebbero retto il viaggio, invece due giorni prima della partenza con i bagagli sistemati sulla moto vado sul tagliafuoco poco distante da casa, capisco subito che le mousse sono andate, maledettamente sgonfie, tra la mattina dopo vado dal gommista e faccio montare le camere, lui mi dice che aveva notato che erano andate, ed io gli faccio notare che non mi ha detto nulla cazziandolo.. Sistemate le ruote rifaccio la prova e questa volta la moto è a posto.. la carburazione è approssimativa ma va abbastanza bene, per cui la moto si comporta in maniera egregia..
Condivido pienamente il report fatto da Danilo, io non avrei potuto essere così preciso nella descrizione delle giornate, purtroppo soffro della sindrome del rallysta, nel senso che, a causa della concentrazione nella guida, dei miei continui attacchi di fame, a volte sembra che non mangio da giorni e invece sono passate solo 3 ore dall’ultimo pasto.. hahaha.. non riesco a memorizzare o avere dei ricordi così puntuali e definiti.. meno male che ci sono le foto che ci danno un’indicazione..per cui posso solo fare i complimenti a Danilo che ha fatto un super lavoro nel tracciare questi 7/800 km di sterrati e single trak, per me è stata un’avventura favolosa da rimettere in cantiere, magari cambiando regioni o scendendo ancora verso sud, almeno una volta l’anno.
Grazie trakman !




Scrive Alberto:
Cominciamo con lo spoiler: il giro è stato BELLISSIMO!!!
il report lo ha scritto benissimo Danilo, a me non resta che aggiungere solo alcuni dettagli.
Sui posti visti c'è poco da dire, posti meravigliosi! il centro Italia da questo punto di vista è una garanzia, ci sono boschi infiniti, intervallati da dei bei pratoni a disposizione di mucche candide e di 4 enduristi, che ogni tanto li attraversavano (ma senza sgommare). Era un continuo guardarsi attorno e stupirsi. Le foto spiegano ma non rendono le sensazioni fino in fondo.
Ma non solo i luoghi sono accoglienti nel loro essere scarsamente popolati, anche le persone. Tutte gentilissime, a parte una, che vedendomi sfinito, non mi ha voluto dare una coca cola (che ovviamente avrei pagato). Mi fa fatto credere che me l'avrebbe data, ma alla fine, finito di chiudere il locale se ne è andato, volendo apparire anche gentile. Il tutto si è svolto dopo che siamo riscesi dalla salita dove mi si è dissaldata la pedalina. Immaginate di fare una lunga discesa ripida di grosse pietre smosse, potendo contare solo sulle braccia, senza poter poggiare il piede destro e contemporaneamente dovendo calibrare la frenata posteriore... un incubo! Parliamo un pò della moto. Il 610 si è comportato alla grande sempre... o quasi :) ma andiamo con ordine.
Innanzi tutto nota di colore... scuro. La moto, dopo che ha bevuto un pò di gasolio poco prima di partire e la conseguente pulizia del carburatore non era perfettamente carburata ma questo non l'ha fermata.

Problema 1: non si capisce bene perché, mentre placidamente mi godevo la fine di una discesa frizzante, percorrendo lentamente, fuori pista, il fianco di una bella collinetta, si sono spezzati i due bulloni che tengono la piastra della pedana dx. Per risolvere il problema ci sono voluti ben 3 interventi.
Intervento 1, sul posto, accrocchio ancorato alla predisposizione del cavalletto centrale. Ci ha permesso di arrivare a pranzo.
Intervento 2, saldatura della piastra eseguita da Danilo e Cesare, è durata fino alla prova di una salita con pietra grossa sciolta.
Intervento 3, lungo la strada verso il B&B ci siamo fermati presso un benzinaio che aveva una piccola officina, il titolare è riuscito a togliere uno dei bulloni e così abbiamo potuto, tra una martellata e l'altra, montare la pedalina e chiudere il giro. E neanche questo ci ha fermato.
Problema 2: questo è derivato dalla gomma non specialistica che avevo al posteriore, aggravato dalla pressione che ho tenuto alta per evitare di bucare. Il penultimo giorno, a causa di un'atra salita ripida con pietra grossa sciolta mi si è incollata la frizione, fatali sono stati 200 m bastardi!!! Sudata pazzesca, ma per fortuna è rimasto un filo di frizione e sono riuscito a portare il 610 fin su. Ma non è finita quì, c'erano ancora da affrontare 600 m di single track sul ciglio di una scarpata e con passaggi non banali... stretto il culo e moto a casa :) Questo ci ha "rallentato" visto che il giorno dopo, placidamente, abbiamo fatto i turisti ma ci ha permesso di visitare Caserta vecchia e di mangiare alla taverna dei vip. Le pareti erano piene di foto.
A questo punto occorre dire che anche il cibo è sempre stato all'altezza, non mi sono pesato ma secondo me, nonostante la fatica, sono ingrassato.

Una menzione merita anche il finochietto di Danilo, Ottimo! Non resta che preparare il prossimo giro.



Scrive Paolo:
Un grande ringraziamento a Danileddu che ha programmato, non alla grande ma molto di più, un percorso meraviglioso in terre meravigliose. Qualsiasi disguido ci sia stato fa parte di una avventura, perché di questa trattasi, guai se tutto andasse liscio, mancherebbe il pepe dell'avventura ;-)



E ora alcune foto